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Occhio PDF Stampa E-mail
Scritto da Verdefabio   
Domenica 17 Gennaio 2010 01:00

Occhio Occhio

Svolto che ebbe il lenzuolo, scoprì l'ombra sotto quell'occhio. Iride, pupilla e striature rosse, che solcavano il bianco,
lui quasi non le scorse. Vide l'ombra, grigia, venata di rosa pelle. Piega su piega avvizzita.
Scavato nel sonno, quell'occhio non dormiva da secoli. Secoli di vendette mentali, punizioni reali, infranti ideali.
Posizioni oculari variegate, atropina e danni alla cornea, incisa da immagini sempiterne, realtà viste attraverso un
lenzuolo bianco. Solo vivide figure di ombre candide a visione condivisa del tutto.
Eremo si stupì.
Nessun ombra che potesse richiamare un memento, nessun ricordo confuso o drogato dalle leggi di una sola mente.
Di fronte ad Eremo la purezza visiva. Realtà delle realtà. L'occhio non giudicava, senza tempo per pensare e reagire.
Senza averlo fatto mai.
Eremo pensò a quel bulbo che, incapace di cogliere le percezioni degli altri quattro sensi, osservava eventi sequenziali
in parallelo. Non sa comunicare perchè non si accorge di me; non mi vede!- Eremo esausto ed esaltato per il suo
massimo pensiero decise di andare oltre la soglia di quella stanza mentale- Dunque un ricordo si posiziona su diversi
livelli di percezione e perciò quello che rimane non è il risultato del nostro essere lì - Raccolto un filo d'erba Eremo
ci si dilettò con le labbra - cioè il ricordo è una summa delle sensazioni deprivate del contesto in cui eravamo durante
il fatto e poi le sensazioni si mescolano- disse inghiottendo due metri d'erba.
Le sensazioni si mescolarono e in lui si insediò non più la somma delle parti, ma qualcosa di più. Ricordò, in un letto,
un occhio che non dormiva. Eremo si guardò negli occhi, la mano a palmo nudo rifletteva il suo ovale, era stanco,
avrebbe volentieri riposato e smesso di elucubrare.
Quel letto così piccolo, tanto piccolo da ospitare un occhio. Un talamo tutto da guardare - pensò con spirito.
Poi si guardò intorno e scorse lo stesso verde del bosco delle fate, dove fettucce d'erba spuntano da una terra umida e
ricca, intorno un bosco giovane e folto. Osservò a se stesso di ascoltare, odorare, di sentire, ma non di toccare quella
porzione di volto in quella porzione di mondo. Il ricordo che ne avrò lo riassumerò nella mia pancia, forse come
bruciore di stomaco forse come vampata di gioioso calore.
Non dimenticava nulla e perciò allungò le sue gambe inginocchiate dirigendosi verso un posto per dormire.
Eremo - il nome lo indica- amava vivere in solitudine. Più esattamente odiava stare con gli altri. Con se non portava
nulla, un francescano senza saio, le pudenda sventolanti all'aria.
Certo un bosco era difficile trovarlo e l'occasione di passare la notte, freschi di natura e soli, lo convinse a restare a
fianco dell'occhio. Questi dal canto suo era impegnato a tutto guardare e pertanto non aveva visto Eremo se non
contratto in un'infinità di immagini e punti di vista. Lui quasi se ne dispiacque e, cedendo il passo alla
commiserazione, rimise il lenzuolino a coprire la palpebra e si addormentò.
Il giorno seguente trovò il bulbo bianco come il lenzuolo. Eremo, provata la terribile sensazione di aver dato
luogo ad un mutamento involontario ed ineluttabile, si rammaricò dei suoi stessi pensieri e del tempo che aveva
impiegato ad elaborarli.
- La mancanza totale non è per me una novità. Io ho disinteresse per tutti, però sono curioso -disse- e non credo proprio che...
- Questa volta hai compromesso Tutto.
L'occhio non guardò, non vedeva. Probabilmente non annusava e con certezza non toccava.
- Perchè il lenzuolo?
- Per filtrare attraverso il candore.
Scioccato e muto Eremo guardò. Muto. L'occhio era diventato bocca e orecchio. La palpebra era un lungo e
prominente labbro che scivolava su un arco bianco di denti. L'occhiaia, quell'ombra scura, era diventata un orecchio.
Il lenzuolo bianco non serviva più.
- Hai memoria di ciò che sei stato?
- Cognizione forse, so che guardavo tutto e non vedevo nulla. Conosco i punti di vista , ma non ciò che ho guardato.
Eremo scorse una rapida lingua, forse l'iride, i denti inferiori scoperti e alla loro base un orecchio.
- La percezione non è più totale. Ora c'è solo nel momento e per il momento.
- Chi ti ha portato in questo bosco?
- Chi ha rimboccato le mie lenzuola piuttosto!
Eppure dopo seimila anni che non parlava Eremo era cortese e cordiale con qualcuno.
E dire che seimila anni sono sufficienti a farne avvenire di fatti! Ma lui non aveva mai frequentato altre persone,
essendosi sempre e solo scontrato.
La bocca sorrise e un po' di cerume si accumulo nel foro dell'orecchio.
Il quinto sole era appena calato quando Eremo si accorse, con sua grande sorpresa, di avere in palmo il lettino
d'ottone e il suo passeggero.

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Ultimo aggiornamento Sabato 06 Febbraio 2010 21:55
 

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